Maurizio Aprea, ovvero dell’entusiasmo terrestre…
Giugno 20, 2008
Maurizio Aprea, ovvero dell’entusiasmo terrestre…di Robertomaria Siena
” dal regno dell’arte vanno appunto bandite le potenze oscure ” .
G.W.F. Hegel
” anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo “
F. Nietzsche
La nostra civiltà del disincanto non ha eliminato il Sacro dal suo orizzonte; nell’Occidente platonico e cristiano al Sacro si accompagna irrimediabilmente lo spiritualismo il quale punta, da sempre, all’esorcismo velenoso della carne e della materia. A questo esorcismo si oppone una posizione che, al contrario, rivendica la dignità del sensibile e del fenomeno. Maurizio Aprea si tuffa a capofitto in tale dualità e si schiera (decisamente) con le ragioni che puntano a confutare Platone. L’armache sceglie è quella affilatissima della pittura; ritenendo (giustamente) che l’eclissi della carne comporti la caduta in una notte paludosa, lega indissolubilmente la pittura ad una solarità che non conosce tramonto e dubbio. La potenza solare alimenta la terra e terra e sole si giustificano a vicenda. La trionfante tellus del pittore, di seguito, viene abitata da personaggi immensi e defigurati i quali compiono due operazioni: rifiutano (per l’ennesimavolta) la Bellezza Ideale e denunciano la propria appartenenza ad un impero fantastico opposto a quello dell’empiria. Chi sono questi personaggi? Su questo punto Maurizio Aprea è chiarissimo: siamo noi liberati dal fiato vampiresco dello spiritualismo; noi assorbiti all’interno di una luce che non disincarna e che, al contrario, favorisce l’incarnazione, la cerca, la persegue con ostinazione, puntualità ed entusiasmo.
Detto questo, si capisce perché Aprea non pensi minimamente di aderire all’anoressia delle neoavanguardie. Solo la pittura, afferma con forza, può garantire quella celebrazione della carne e della vita a cui permanentemente tendono le forze congiunte dell’artista.
Robertomaria Siena
___________________________________________________
in occasione della personale a Genzano di Roma, 2002.
